201904martires  1lowArgentina: ‘Pascua Riojana, alegrìa de toda la Iglesia’

Mater iali multimediali
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  • pagina web del nostro sito sulla beatificazione di fr. Carlos, QUI;
  • + una testimonianza di fr. Luciano Bernardi ofmconv, QUI;
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Dopo aver partecipato all’esperienza di beatificazione dei quattro martiri Riojani in Argentina, sentiamo il dovere di ringraziare prima di tutto il Signore per averci donato la vita e l’esempio di fede di questi quattro fratelli che, come qualcuno sottolineava, sono rappresentanti di migliaia di morti colpiti dalla repressione della dittatura argentina.

Vogliamo ringraziare Papa Francesco, che ha promosso e proclamato martiri questi quattro uomini: il popolo argentino accorso in massa, sempre si emozionava ed applaudiva quando si nominava il nome del Papa.

Per noi, fr. Adriano Zorzi e fr. Valerio Folli, è d’obbligo ringraziare la Provincia Italiana sant’Antonio di Padova che ci ha inviato come suoi rappresentanti, perché Carlos de Dios Murias si formò e morì martire quando la Custodia Rioplatense era parte della Provincia Patavina. Perciò lo sentiamo come “nostro” beato e potremmo ricordarlo come tale nella sua festa che sarà il 17 luglio insieme agli altri martiri.

201904martires  3Per fr. Adriano è stata anche l’incoronazione di un sogno dopo ben 47 anni di ordinazione, perché il primo sogno era quello di essere missionario in Argentina: per questo era andato ad Elizondo, in Spagna, per imparare la lingua spagnola. Poi la Provvidenza cambiò i progetti, ma ringraziamo il Signore perché è stata fatta la Sua volontà.

Il giorno 27 aprile u.s., in un grande parco cittadino di La Rioja – un parco più esteso di quello del Prato della Valle –, fin dalle prime ore del mattino c’è stata l’occupazione pacifica, semplice e con grandissima fede e partecipazione di migliaia di fedeli. In quest’area è stata allestita la solenne celebrazione per la beatificazione dei martiri Riojani: Enrique Ángel Angelelli Carletti (Vescovo di La Rioja), Gabriel José Rogelio Longueville (Sacerdote diocesano), Carlos de Dios Murias (sacerdote religioso dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali) e Wenceslao Pedernera (Padre di famiglia).

201904martires  5Durante la celebrazione non sono mancate le autorità religiose, in particolare con la presenza del Card. Angelo Beciu, il Nunzio Apostolico Leòn Kalenga e più di 60 vescovi argentini e alcuni stranieri (altri erano a Roma, una trentina, già partiti per la visita ad Limina: anche loro hanno celebrato la festa dei beati martiri nella città eterna).

Massiccia è stata la presenza dei Frati Minori Conventuali, una settantina di persone arrivate dall’America Latina, dall’Europa e anche dall’Africa: naturalmente c’era anche il Ministro Generale e quasi tutto il suo definitorio.

Un evento importante sottolineato sia dalle parole del Regina coeli di Papa Francesco, sia dai mezzi di comunicazione locali: televisione, radio e giornali. La presenza della Chiesa poi, era rappresentata in modo particolare da questi santi martiri: un vescovo, un sacerdote, un religioso e un laico.

Mancavano le donne, ma loro sono state le martiri viventi: le sorelle di fr. Carlos de Dios Murias, la moglie e le figlie del laico Wenceslao Pedernera, le nipoti di p. Gabriel José Rogelio Longueville e la nipote del Vescovo Enrique Ángel Angelelli Carletti. Una presenza forte, che ha vissuto il martirio dei propri cari con grande fede e sofferenza.

Dopo la celebrazione della beatificazione, abbiamo continuato a partecipare all’Eucarestia di ringraziamento nei luoghi in cui vennero uccisi o prelevati i martiri: a Sañogasta, nel paese in cui visse Wenceslao; a Chamical, nella parrocchia in cui svolsero servizio Carlos e Gabriel; a Punta de lo Llanos, luogo del martirio del beato Enrique Angelelli.

Continua e costante l’affluenza dei fedeli, dei sacerdoti, dei vescovi e dei religiosi: un segno di grande affetto e fiducia da parte delle persone intervenute, alcune delle quali avevano persino conosciuto personalmente i martiri.

Al termine di questo breve resoconto, non possiamo dimenticare nei nostri ringraziamenti i frati della comunità conventuale di José Leòn Suarez - quartiere della prima periferia di Buenos Aires -, che ci hanno accompagnato negli ultimi giorni della nostra permanenza in Argentina: durante questa visita, abbiamo potuto conoscere il loro lavoro pastorale e sociale in questa zona molto povera e difficile della città. È stata veramente una catechesi esperienziale continua! Anche a loro e a tutti: muchas gracias!

Fr. Adriano e fr. Valerio



CARTA APOSTÓLICA
Nosotros,
acogiendo el deseo de nuestro Hermano
Mons. Dante Gustavo Braida, obispo titular de la diócesis de La Rioja,
de muchos otros Hermanos en el Episcopado
y de muchos Fieles,
después de haber obtenido el parecer
de la Congregación de las Causas de los Santos,
con Nuestra Autoridad Apostólica
concedemos
que los Venerables Siervos de Dios
Enrique Ángel Angelelli Carletti, Obispo de La Rioja,
Gabriel José Rogelio Longueville, Sacerdote diocesano,
Carlos de Dios Murias, sacerdote profeso
de la Orden de Frailes Menores Conventuales,
y Wenceslao Pedernera, Padre de Familia,
mártires y discípulos _eles de Cristo,
insignes testimonios de Su Reino de justicia y de caridad,
de ahora en adelante sean llamados Beatos
y que sea celebrada cada año, en los lugares
y según las reglas establecidas por el derecho,
el 17 de julio
día de su nacimiento al Cielo.
En el nombre del Padre, y del Hijo, y del Espíritu Santo.
Amén.
Dado en Roma, junto a San Pedro
el día 27, del mes de marzo
del año del Señor 2019, séptimo de nuestro Ponti_cado
Papa Francisco
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la registrazione della beatificazione



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HIMNO A LOS MÁRTIRES
¡Que vivan Los cuatro mártires
Enrique, y sus compañeros
Carlos, Gabriel, Wenceslao
en la tierra y en el cielo!
¡Felices los perseguidos
por practicar la justicia!
Con su lucha y con su ofrenda
traen la buena Noticia.

Obispo Enrique Angelelli,
Pastor santo, Padre Bueno,
amaste al Pueblo, a la Iglesia
con tus palabras y gestos. En Argentina,
tu voz es una luz de esperanza
y tu solidaridad
Justicia y Paz nos alcanza.

Carlos Murias,
sacerdote Franciscano conventual,
tu juventud entregaste en tierras de Chamical.
Como a Jesús, el maestro,
te quisieron silenciar y
ahora vivis en tu pueblo:
no callaste la verdad.

Padre Gabriel Longeville
misionero y artesano,
con tu cruz y tu paciencia
diste a Cristo a tus hermanos.
Compañero y servidor
desde Francia hasta los Llanos,
agradecemos los dones
que derramaron tus manos.

Wenceslao Pedernera
campesino luchador,
tu familia agradecemos
el testimonio de amor:
en tus ultimas palabras
“No tengan odio”, se oyó.
Y tu sangre en Sañogasta
es recuerdo y es valor.


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AURORA DI SPERANZA : I MARTIRI DI LA RIOJA (ARGENTINA)
Conversazione con padre Luciano Bernardi, francescano conventuale.
 
Posso chiederti, padre  Luciano, come ti è stato possibile recarti in Argentina dal  Brasile e partecipare alla beatificazione dei martiri di La Rioja? E cioè perché proprio tu? - E’ accaduto perché la mia storia giovanile di missionario francescano, mi ha dato la possibilità,in Padova, alla Basilica del Santo, di conoscere e sentire il fascino di diversi missionari argentini e brasiliani, quando ero appena studente. In settanta anni di vita, quarantaquattro li ho trascorsi e li sto ancora trascorrendo in Brasile,  posso dire di considerarmi, e quindi di essere, a tutti gli effetti più latino-americano che europeo. Questo spiega, almeno in parte, perché probabilmente i miei superiori, tutti piú giovani di me mi abbiano invitato a recarmi a La Rioja in rappresentanza dei fratelli francescani del Brasile. I tre giorni intensi, la settimana di Pasqua dal 26 al 28 aprile 2019, mi hanno offerto sopratutto l’opportunità di una rilettura della storia, di cui sono davvero molto contento. Dal Brasile nord orientale (Salvador da Bahia) a La Rioja (Argentina di nord ovest) l’ aereo ha percorso in volo ben 4000 chilometri.  Un viaggio lungo. Brasile e Argentina sono vicini ma non troppo. E comunque ne è valsa la pena.

Che cosa ha significato per te questo viaggio ? Vedo e  leggo ancora molto entusiasmo nel tuo sguardo e nelle tue parole. - La rilettura di questo mio  viaggio non può non essere fatta che ricollegandomi alle tragedie socio-politiche del  Brasile e dell’Argentina, Paesi entrambi soggiogati per troppi anni da dittature militari violente. Tra angoscianti cambiamenti e molte  incertezze, tutti e due i Paesi hanno vissuto purtroppo un pesante autoritarismo, essendo stato cancellato all’epoca completamente lo stato di diritto. Io sono giunto in Brasile nel 1975 con la consapevolezza di quello cui andavo incontro. Mi ero preparato per non essere funzionale a un sistema dittatoriale. Il Centro ecclesiale italiano per l´America Latina (CEIAL), com sede a Verona, mi ha aiutato molto con un corso di 3 mesi, Conoscevo, per averle approfondite su libri e giornali alternativi e bollettini in ciclostile,  le dittature del Paraguay (1954-1989), quella del Brasile (1964-1985) quella dell’Argentina (1966 e 1976-1982) e , infine, quella dell’Uruguay ( 1973- 1985 ). Ma c’è una cosa che mi sta a cuore sottolineare, per cui sono stato felicissimo di partecipare alla beatificazione dei martiri di La Rioja.  E mi riferisco ai doni del Concilio Vaticano II. Il Concilio Vaticano II, dono dello Spirito Santo, ha significato, per la Chiesa latino-americana e per i popoli di cui sopra, un processo di profonda umanizzazione, specie per la gente comune, un autentico salto di qualità che dura ancora oggi, da mezzo secolo a questa parte, e che purtroppo  rischia ultimamente d’essere messo in forse. Ecco, allora, l’importanza delle testimonianze di fede oggi giorno. Testimoni sono coloro che hanno affrontato il martirio, soffrendo assieme ai poveri, agli emarginati, agli ultimi, a quelli che Papa Francesco chiama gli scarti. Morte e risurrezione per la fede cristiana sono un unicum grazie alla spiritualità pasquale. Infatti il Vangelo di Gesù è incarnazione e storia. Così i doni del Concilio Vaticano II sono realtà che danno ancora frutti e realtà qualitativamente nuove, nonostante il tempo trascorso. Riflessione e discernimento in merito non possono e non devono pertanto venire meno e proprio a partire dalle testimonianze offerte dai martiri di La Rioja. Il Concilio Vaticano II, infatti, non fu solo un evento religioso ma, simultaneamente, anche uno straordinario sconvolgimento socio-politico specie per il contesto latino-americano. “Una finestra aperta per consentire una boccata d’aria fresca in un ambiente ammuffito”, come lo definì Papa Giovanni XXIII. Una nuova Pentecoste. Questo a La Rioja è stato ripetuto più volte nelle diverse celebrazioni.

Cosa rappresentano i martiri di La Rioja, a tuo parere, oggi per i latino-americani? - A La Rioja i martiri sono stati , allora, la  buona  Novella del Vangelo, uomini vicini ai problemi della terra, dell’acqua, e vicini quindi alle coltivazioni nei campi non sempre redditizie e perciò alle famiglie contadine. Hanno fatto vita comunitaria. Hanno rispettato le antiche tradizioni indigene, quelle degli antenati. Hanno dato, ma hanno anche ricevuto una vitalità liberatrice, unendo la lettura della Bibbia all’eredità del culto degli antenati. Continua in quei contesti popolari, infatti,  ancora oggi l’eredità di mons.Angelelli, vescovo e martire, non solo buon pastore e segno forte di un gruppo ecclesiale che assume di avere, come egli stesso ripeteva anche in mezzo ai suoi confratelli vescovi,  ”due orecchie : una nella direzione della gente, un’altra nella direzione della Parola di Dio”.

Che mi dici delle tante croci presenti in tutte le celebrazioni a la Rioja e non solo? - La croce, presente in tutte le celebrazioni di  La Rioja, lungi dall’avere un significato riduttivo, incarna semmai la visione di Dio, di un Dio che ascolta le sofferenze del suo popolo e le condivide dal basso a dimostrazione della forza del Dio dell´esodo dalla schiavitu dell´Egitto e  di Gesù Cristo (2 Corinzi 12:10 ). Le croci di legno, esposte a La Rioja, come ricordo e reliquia, sono quelle mitragliate nel 1976, poco dopo gli omicidi perpetrati dalla dittatura militare. I proiettili sono quelli che trafissero il corpo del vescovo Angelelli, di Carlos, di Gabriele e di Wenceslau. Essi sono il simbolo di quanto hanno fatto i buoni pastori, che precedono il gregge, per difenderlo, anche mettendo a rischio la propria vita. Uccidere e togliere la vita a persone innocenti è quanto ha fatto invece la dittatura militare anche nella regione di La Rioja e spesso con la complicità degli alti gradi militari, degli strati sociali abbienti e delle alte cariche ecclesiastiche. Questo è quanto accaduto negli anni ’70 ma continua anche oggi, sia pure in forme differenti, meno appariscenti forse, perché il capitalismo nazionale e internazionale ha sempre fame di profitti e di sangue.

Come stanno attualmente le cose politicamente in Argentina, in Brasile e un po’ in tutta l’America latina? - Direi non troppo bene. Questo genere di violenze, di cui sopra, in Argentina e un po’ in tutta l’America latina ha avuto inizio quando le popolazioni hanno riscoperto la buona Novella di Gesù alla luce del Vangelo dalle parole e dal cuore di molti profeti della storia latinoamericana. Buona Novella  riproposta  dal Concilio Vaticano II unitamente alle proprie tradizioni ancestrali, indigene, popolari. Violenze che purtroppo si stanno ripetendo ,oggi giorno, e in Argentina e anche in Brasile. E le motivazioni sono le medesime di allora. I poveri di Gesù disturbano i potenti della terra con le loro richieste di giustizia, libertá  e di diritti umani negati per secoli. E questo non piace. Meglio fare piazza pulita senza troppi distinguo.

Quale momento è stato per te il più significativo nel corso della celebrazione della beatificazione? - Il momento più emozionante è stato quello in cui abbiamo udito forte  e chiara la voce di Papa Francesco, quasi fossimo stati  in piazza  San Pietro, a Roma, nella comunicazione ufficiale, chiamata   “Lettera Apostolica”, consegnata poi nelle mani del cardinale,prefetto della  Congregazione per la causa dei santi. Nella lettera, come ho annotato con parole semplici nei miei appunti, si diceva a grosse linee così : quattro cristiani, un vescovo, un prete, un religioso, un laico, meritano di unirsi alla lista dei “beati” nella  Chiesa cattolica e sono modelli di vita secondo il  Vangelo di Gesù. Lo sono per aver subìto persecuzione, tortura e morte. E perciò sono dei martiri della fede cristiana. Al termine della lettura poi, dalla folla si è levato un grido di gioia “Viva i nostri martiri !”.  E poi un forte applauso, che aveva indugiato per il silenzio  troppo prolungato.  Sono anche stato attratto, nella circostanza, da un momento corale e collettivo della folla a Punta de los Llanos.  Questo nome indica una pianura che, con una strada dritta, collega La Rioja a Chamical. Fu lì che avvenne l’agguato al vescovo Angelelli, pochi giorni dopo la sepoltura di Carlos e Gabriele. L’agguato avvenne con le modalità di un normale incidente d’auto e non fu facile scoprire la verità vera.

Come è stato  possibile giungere alla beatificazione dei martiri di La Rioja dopo ben quarant’anni? - L’attuale vescovo di La Rioja,  i francescani, i movimenti sociali contadini, moltissimi del clero e della vita consacrata, laici impegnati nei diritti umani con i due vescovi di La Rioja, l´ultimo dei quali è mons. Dante Gustavo Braida, hanno voluto con forza e con tanta tenacia che avvenisse la beatificazione dei quattro martiri, il riconoscimento della loro santità in quanto, ai tempi dell’accaduto, non ci fu affatto l’appoggio necessario e indispensabile da parte delle autorità ecclesiali.  Fondamentale perché fosse stato realizzabile l’obietivo è stato anche che a Roma ci fosse l´argentino Papa Francesco , che conosceva bene la storia di vita e di morte di questi beati,  quale massima istituzione della Chiesa cattolica. Il messaggio che i martiri di La Rioja trasmettono agli argentini e al mondo è un’esperienza di spiritualità, di fedeltà e di comunione profonda con la Chiesa. Questa canonizzazione, nel grido pasquale del popolo di Dio, fa recuperare in tempi piuttosto difficili per l’umanità : identità, forza d’amore e coerenza. Ricorda a tutti che è sempre tempo di semina, che non è mai vano piantare speranze, anche lì dove parrebbe impossibile, per raccogliere poi cambiamenti benefici, pur nel mezzo di mille contraddizioni.
Ho sentito questo nel più profondo di me stesso quando,  Ramona Romero, una militante,una tra tante nella immensa folla dei presenti, ha detto, con voce ferma ma commossa, al termine della cerimonia : ”Dai primi momenti in cui è iniziato il processo di ricerca e di beatificazione, è spuntata un’aurora che illuminava una notte buia.” Una notte buia, quella di prima. Oggi l’aurora.
E, subito dopo le sue parole, un lunghissimo applauso è scaturito i spontaneo a conferma che la voce del popolo è la voce di  Dio che “canonizza” la santità delle persone, che offrono la propria vita per le grandi cause. I martiri di La Rioja, possiamo dire, sono in effetti i martiri delle opzioni del  Concilio Vaticano II e delle intuizioni profetiche  (teologia che  diventa spiritualitá di vita, opzione per i poveri),  della terra, della Liberazione, teologia Giustizia e teologia  Pace, teologia dei neri schiavi, delle donne,  teologia del rispetto agli indios.... ), esperienze specifiche dell’Amer ica latina, messe in atto nel continente dopo il Vaticano II e dopo Medellin (1968)
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